VOCE ALL’ESPERTO

FLAVESCENZA DORATA IN ESPANSIONE

Giuseppe Belli,
Pietro Attilio Bianco
e  Giorgio Scattini
Istituto di Patologia Vegetale,
Università  degli Studi di  Milano

Preoccupa l'incremento nei vigneti bresciani. Quali sono le  aree piu colpite e quali misure di difesa possono essere  intraprese.
L'Istituto di Patologia Vegetale dell'Università  degli Studi  di Milano, che quasi trent'anni fa aveva segnalato la prima comparsa della  Flavescenza dorata (FD) della vite in Italia (Belli et al., 1973), da allora ha  proseguito ininterrottamente gli studi sulla malattia con particolare  riferimento alle aree nelle quali via via si manifestava con particolare  intensità  (Belli et al., 1997).
Nel corso del 1999, sulla base di  segnalazioni pervenuteci da viticoltori e tecnici locali e su formale richiesta  espressaci da parte dell'Amministrazione Regionale (Ufficio Fitosanitario), si 訠 deciso di focalizzare la nostra attenzione sulle gravi manifestazioni  sintomatologiche, riferibili alla suddetta malattia, che venivano segnalate in  varie aree viticole della Lombardia. I risultati degli studi da noi finora  eseguiti sono stati brevemente anticipati da Ciampitti e Culatti (1999) su  questa stessa rivista. Con la presente nota intendiamo fornire informazioni piu  dettagliate, facendo particolare riferimento alla viticoltura bresciana, dove  peraltro la presenza della FD era già  stata da noi segnalata parecchi anni fa  (Belli, 1987).
A partire dalla metà  di luglio, avvalendoci della  collaborazione del Centro Vitivinicolo Provinciale e di vari tecnici locali,  abbiamo effettuato diversi sopralluoghi nelle piu’ importanti aree viticole della  Provincia, con particolare attenzione per la Franciacorta e la Valtenesi. Le  indagini hanno interessato vigneti delle seguenti località :
- Calino,  Cologne, Gussago, Monterotondo, Passirano e Rodengo Saiano per la  Franciacorta;
- Bedizzole, Botticino, Moniga, Lonato, Polpenazze, Puegnago la  Valtenesi e la zona del Garda nella parte orienale della provincia.
Nelle  suddette località  sono state visitate aziende con incidenze deverse della  malattia e sono stati presi in considerazione vigneti costituiti con varie  cultivar. Nel corso dei sopralluoghi è stata effettuata una attenta analisi  della sintomatologia, si è inoltre cercato di stimare l'effettiva incidenza  della malattia e di accertare la presenza del vettore della FD (la cicalina  Scaphoideus titanus Ball). Infine sono stati raccolti numerosi campioni fogliari  da viti con sintomi patologici sui quali sono state eseguite, mediante tecniche  di biologia molecolare (PCR e RFLP), analisi di laboratorio che consentissero di  individuare e identificare eventuali fitoplasmi associati alla  sintomatologia.

La situazione riscontrata in pieno campo si è rilevata  considerevolmente diversa a seconda delle zone prese in  considerazione.
Particolarmente gravi sono risultate le epidemie riscontrate  nelle zone orientali della provincia. In tutte le località  visitate, con la sola  eccezione di Polpenazze del Garda, la malattia ha presentato incidenze  considerevoli. Particolarmente colpite sono state le varietà  Sangiovese,  Barbera, Chardonnay; in quasi tutti i vigneti di queste varietà esaminati sono  state riscontrate percentuali di infezione variabili dal 30 fino all'80-90%.  Colpite in misura minore si sono rivelate altre varietà  tipiche della zona come  Marzemino, Groppello, Riesling, Schiava (5-15% di piante infette). Le sole  varietà  di cui sono state trovate solo poche viti con sintomi, anche in aree  dove la malattia era presente in maniera massiccia, sono Incrocio Manzoni 6013 e  Erbamat, ma il numero limitato di piante esaminate di tali varietà  non consente  di trarre conclusioni definitive riguardo una loro possibile minore  suscettibilità  alla malattia. Non è stata riscontrata, nella sintomatologia,  alcuna differenza riferibile a fattori agronomici (forme di allevamento,  conduzione del terreno, ecc) od all'età  della pianta (sono risultate ugualmente  colpite piante giovani o di 25-30 anni): ciò concorda con quanto da noi già   rilevato precedentemente in altre aree interessate dalla FD. I sintomi rilevati  sono quelli tipici dei giallumi della vite:
- Arrossamento (cv a bacche nere)  o ingiallimento (cv a bacche bianche) delle lamine fogliari accompagnato da  accartocciamento verso il basso dei margini, piu’ o meno accentuato secondo le  varietà ;
- mancata lignificazione dei tralci che rimangono verdi fino a  stagione avanzata facendo assumere alla pianta un aspetto cadente;
-  appassimento fino al completo dissecamento dei grappoli ben prima della  maturazione. Dissecamento delle infiorescenze nel caso di precoce comparsa dei  sintomi;
- i sintomi sopracitati possono interessare l'intera pianta o essere  limitati ad alcuni tralci.

Le prime viti con sintomi si possono già  notare a giugno-luglio  e la sintomatologia si aggrava con l'avanzare della stagione. L'epoca migliore  per il rilevamento dei sintomi risulta quindi essere la fine estate-inizio  autunno (settembre-ottobre). Nonostante ci è possibile, per i non esperti,  confondere i sintomi sopraindicati con quelli dovuti all'Accartocciamento  fogliare. Non si nota però la mancata lignificazione dei tralci ed il  dissecamento dei grappoli. Inoltre i sintomi interessano sempre tutta la pianta  e gli accartocciamenti e arrossamenti (o ingiallimenti) delle lamine fogliari si  manifestano sempre a partire dalle foglie basali dei tralci, per poi estendersi  man mano (ma con minore intensità) verso quelle mediane e apicali. Infine, le  nervature fogliari rimangono sempre verdi. In Valtenesi e, in generale, nelle  zone orientali il vettore S. titanus è risultato presente in tutte le aziende  visitate, a volte anche con popolazioni consistenti. Per quanto riguarda invece  la Franciacorta, l'incidenza della malattia è risultata piuttosto scarsa (per lo  piu inferiore al 10%): gravi casi di infezione sono stati riscontrati solo in  alcune aziende di Gussago e Rodengo Saiano, dove, in alcuni vigneti di  Chardonnay e Pinot bianco, sono state registrate percentuali di infezione del  30-50%.
Nella zona di Monterotondo sono stati notati alcuni focolai di  estensione ridotta (diametro di 20-30 metri) in vigneti di Pinot nero di 7 anni  costituiti con materiale francese. All'interno del focolaio le viti si  presentavano quasi tutte colpite anche in forma molto grave.
Molto meno  preoccupante è apparsa la situazione nelle aree piu occidentali (Calino,  Cologne) dove viti con sintomi sono state ritrovate solo in vigneti di  Chardonnay e con incidenze limitate (5-10%). I sintomi rilevati non si  discostavano da quelli già  ricordati per la Valtenesi.
La presenza di S.  titanus è invece risultata, in Franciacorta, saltuaria e numericamente scarsa:  ciò è probabilmente da mettere in relazione al fatto che la maggior parte delle  aziende visitate effettua uno o piu trattamenti insetticidi nel corso della  stagione estiva.
Nel corso dei soppralluoghi effettuati sono stati raccolti  numerosi campioni fogliari da piante con sintomi. Da piccioli e nervature è  stata effettuata l'estrazione del DNA. Le successive prove di amplificazione  genica (PCR = Polymerase Chain Reaction) ed analisi del polimorfismo dei  frammenti di restrizione (RFLP= Restriction Fragment Length Polymorphisms) sono  state condotte utilizzando sequenze di innesco specifiche per l'individuazione  di fitoplasmi ed in particolare per quello responsabile della FD e per quello  del Legno Nero (BN = Bois noir).
Sul DNA estratto da tali campioni, le  analisi di biologia molecolare eseguite nel nostro laboratorio hanno consentito  di evidenziare quanto segue. Per quanto riguarda i campioni, le analisi di  biologia dalla Valtenesi, dal Garda e da Botticino, essi sono risultati quasi  sempre infetti dal fitoplasma della FD (gruppo tassonomico 16SrV-C). Analoghi  risultati sono stati ottenuti dai campioni provenienti da Gussago, Rodengo  Saiano e Monterotondo. Solo raramente (e generalmente in infezione mista col  fitoplasma della FD) è stato ritrovato invece il fitoplasma del Legno nero  (gruppo 16SrXII-A). L'incidenza del fitloplasma della FD sembra essere molto  inferiore nei campioni provenienti dalle aree piu occidentali (Calino, Cologne)  dove invece è risultato prevalente il fitoplasma del Legno nero. Tale risultato  concorda con quanto emerso da altri campioni da noi analizzati e provenienti  dalla limitrofa provincia di Bergamo (Valcalepio): anche in tali campioni il  fitoplasma dalla FD è stato ritrovato solo sporadicamente (dati non ancora  pubblicati).
Non esistono fitofarmaci in grado di debellare il fitoplasma  agente della FD. L'impiego di antibiotici del gruppo delle tetracicline (che  qualche imprudente sembra avere suggerito), oltre che essere estremamente  costoso e di dubbia efficacia, è assolutamente vietato dalla legge. Poichè il  patogeno è già  presente e ampiamente diffuso nella gran parte delle aree  viticole bresciane, la misura piu importante da adottare è impedire o limitare  il piu possibile la sua ulteriore diffusione nei vigneti ad opera della cicalina  vettrice. Per quanto riguarda epoche e principi attivi da adottare nella difesa  insetticida rimandiamo a quanto esposto recentemente da Ciampitti e Culatti  (1999) su questa stessa rivista. Vogliamo solo far rilevare che anche la diversa  incidenza della malattia da noi riscontrata nelle due grandi aree viticole  bresciane (Franciacorta e Valtenesi) costituisce un'ulteriore conferma  dell'importanza della lotta contro l'insetto vettore. Dove infatti qualche  trattamento insetticida è stato sempre eseguito (Franciacorta), la FD non ha mai  destato grandi preoccupazioni. è bene tuttavia ricordare che generalmente i  sintomi della FD compaiono nell'anno successivo a quello in cui la pianta è  stata infettata; quindi l'effetto dei trattamenti contro il vettore comincia ad  evidenziarsi nell'anno seguente a quello in cui sono stati eseguiti. Altra  misura da tenere in attenta considerazione è l'eliminazione delle fonti  d'inoculo, che può essere ottenuta attraversa tre vie:
a) - estirpazione  delle piante gravemente colpite;
b) - eliminazione (totale) del tralcio che  si presenta parzialmente non lignificato (se l'infezione è in fase iniziale e ha  interessato solo la parte distale del tralcio, viene cosi’ eliminata e la pianta  guarisce);
c) - per i nuovi impianti e per i rimpiazzi utilizzare materiale  certificato ed esente da FD.

Quest'ultima misura non è attualmente di  facile applicazione, data l'ampia diffusione della FD sia in Italia  settentrionale che in Francia (dove, anzi è piu diffusa che da noi) e data la  difficoltà  per ogni vivaista di garantire con assoluta certezza la sanità  del  proprio materiale. La situazione potrebbe migliorare decisamente nei prossimi  anni se si riuscirà  a tenere a freno l'insetto vettore e si applicherà  su vasta  scala il trattamento termoterapico al materiale (talee e marze) da destinare  agli innesti. Prove eseguite recentemente dal nostro Istituto, i cui risultati  sono in fase di pubblicazione (Bianco et al., 2000), hanno accertato che tale  trattamento risulta risolutivo nei confronti della FD.

Si ringraziano,  per la preziosa collaborazione prestata, i seguenti tecnici:
Renzo D'Attoma,  Pierluigi Donna, Massimiliano Perazzoli, Marco Tonni e Pierluigi Villa

Per consigli dall’esperto e per necessita’ scrivi a: [email protected]


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